Prandelli e i garantisti sì, ma scemi no

Non esagerate. Cesare Prandelli è una persona a modo che solitamente ci pensa due volte prima di aprire bocca per lanciare messaggi agli amici giornalisti. Non c’è dubbio che anche ieri il commissario tecnico della Nazionale abbia riflettuto a lungo prima di eccitare i giornaloni con quel suo clamoroso “se ci dicessero che per il bene del calcio la Nazionale non deve andare agli Europei non sarebbe un problema”.
10 AGO 20
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Non esagerate. Cesare Prandelli è una persona a modo che solitamente ci pensa due volte prima di aprire bocca per lanciare messaggi agli amici giornalisti. Non c’è dubbio che anche ieri il commissario tecnico della Nazionale abbia riflettuto a lungo prima di eccitare i giornaloni con quel suo clamoroso “se ci dicessero che per il bene del calcio la Nazionale non deve andare agli Europei non sarebbe un problema”. La frase naturalmente è un periodo del tutto ipotetico, del resto prontamente evaporato dal ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri con il suo benedicente “giocate, giocate bene e forza Italia”. Ma pur nel suo paradosso evidente (tranquilli, tra poco si scende in campo) l’uscita di Prandelli merita di essere commentata almeno per due ragioni. La prima riguarda la comprensibile insofferenza dell’allenatore per questo clima da caccia alle streghe, da “crociata” come ha detto lo stesso commissario tecnico, che si è venuto a creare attorno a quella che dovrebbe essere una, seppur clamorosa, normale inchiesta giudiziaria; e si può dire che Prandelli, come tutti gli italiani di buon senso, abbia gradito poco quello schizofrenico cortocircuito che è riuscito a trasformare un vecchio appunto di una procura in una “prova schiacciante” contro una persona che al momento non risulta neppure essere indagata. La seconda riguarda un concetto altrettanto importante, che negli ultimi tempi Prandelli ha mostrato di avere particolarmente a cuore. Perché va bene tutto, va bene impegnarsi in prima persona anche per difendere l’onore dei ragazzi che si ritrovano colpiti dagli schizzi di fango che arrivano dalle procure (e tenerli distinti dai “quaranta sfigatelli” che scommettono).
Ma è necessario, per il bene del calcio, anche essere sinceri e dare il buon esempio, e non far finta di non capire che un calciatore che si ritrova indagato perché invece di pensare a giocare pensava a scommettere, o peggio a truccare le partite, non può essere un calciatore da portare come esempio in un campionato europeo. “Per quanto riguarda i giocatori – ha detto ieri il ct – continuiamo a dire che quelli che sono coinvolti non partiranno per gli Europei”. E immaginando che con la parola “coinvolti” Prandelli intendesse un calciatore che viene indagato per un reato come quelli del calcioscommesse, perché non può rappresentare l’Italia in una competizione internazionele, allora verrebbe da dire: bravo Prandelli. Perché garantisti sì, ma scemi no.